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La
musica verso la Pasqua
Domenica 4 aprile 2004
Auditorium Chiesa dei Cancelli – Senigallia
ore 21,15
R E Q U I E M
Gabriel Faure' (1845-1924)
Per soli, Coro e orchestra da camera
Soprano
Ginevra Schiassi
Baritono
Giacomo Rocchetti
Coro e orchestra dell’Associazione Corale
“Luigi Tonini Bossi”
Direttore Massimo D’Ignazio
Il
momento della morte è spesso associato con
l’immagine del giudizio che evoca timore.
In realtà, nel giardino dell’Eden il
Padre si presenta ad Adamo ed Eva non per giudicarli
– come vuole una versione che si è
depositata nell’immaginario collettivo –
ma esortandoli piuttosto a non avere paura. Anche
il nostro Papa, la sera della sua proclamazione,
ripeteva come primo messaggio lo stesso concetto:
“non abbiate paura”.
Anche
questo Requiem riflette sul mistero della morte.
Nel giorno del Venerdì Santo, Gesù
muore, ucciso da altri uomini. È il preludio
buio, eppure grandioso, del momento della Resurrezione,
quando cioè l’uomo è reso libero.
Libero dal peccato che è schiavitù.
Ed è schiavitù proprio nel senso letterale
del termine: il peccato – da cui siamo liberati
– è qualcosa ormai di intollerabile,
inaccettabile. Noi dobbiamo solo rendercene conto.
Il
Requiem di Gabriel Fauré è musica
che esprime la morte e il suo mistero con le parole
della tenerezza e della serenità.- Il 12
luglio 1902, all’indomani della sua prima
esecuzione, Fauré così si difese dal
rimprovero di avere scritto un’opera di spirito
pagano: «Si è detto che l’opera
non esprime il terrore della morte, qualcuno l’ha
chiamata una berceuse funebre. Ma è così
che io sento la morte: come una lieta liberazione,
un’aspirazione alla felicità dell’aldilà
e non come un trapasso doloroso».
Il
Requiem è l’opera più famosa
di Fauré: dolcezza espressiva, intimità
assoluta, purezza melodica, soave semplicità,
abbandoni lirici, colori pastello. Arpeggi di arpa,
assoli intonati dai solisti, canoni sostenuti da
armonie nel registro grave, cori di purissime voci
bianche , “cadenze à la Fauré”
con riprese del canto modale gregoriano.
«È
una concezione vicina a certe tenerezze di San Francesco
o del vangelo di San Giovanni piuttosto che a San
Bernardo o al Bossuet» spiega Nadia Boulanger
che ha ben conosciuto Fauré e che ha inciso
il Requiem nel 1968.-
Il Sanctus, il Pie Jusu, l’Agnus Dei, In paradisum,
sono i momenti più alti dell’opera;
in quest’ultimo compare Lazzaro. La sublime
melodia in Andante Moderato, con gli angeli e i
martiri alle porte della Gerusalemme Celeste, accoglie
l'anima donandole la pace eterna insieme a Lazzaro,
reminiscenza struggente del pianto tutto umano del
suo amico Gesù.
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